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La danza dello svincolo nelle relazioni familiari

  • alesefederica
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Uno dei passaggi più importanti di ciclo di vita è quello dello svincolo. Lo sentiamo spesso nominare ma spiegare con precisione di cosa si tratta non è così semplice.


Tutti noi siamo “frammenti di famiglie”, come diceva Carl Whitaker; nasciamo e cresciamo all’interno di una famiglia, che sia reale, unita, narrata o diversa da quella biologica, l’individuo da solo non esiste. Siamo parte di una trama interpersonale che ci plasma e che contribuiamo a plasmare (Carlos E. Sluzki) e dalla quale ci dobbiamo staccare ad un certo punto della nostro vita, creando quell’individualità che costruirà un’altra rete.


Il processo di svincolo va di pari passi a quello di individuazione, si alimentano a vicenda, camminano paralleli; è difficile dire quando inizino, perché sappiamo bene che le basi di questi processi nascono già dalla primissima infanzia, ma possiamo certamente dire che prendono più spazio durante l’adolescenza per poi concludersi (a volte!) intorno ai 25 anni circa. (Ad oggi, i dati che ci dicono che la separazione fisica dalla famiglia d’origine si completa più tardi, nel range di età tra 29 e 38).


Il processo di individuazione prevede la differenziazione del ragazzo dal sistema familiare in cui è cresciuto, per creare un essere singolo, individuale, con le proprie idee, le proprie opinioni, emozioni, con i propri affetti e con le proprie scelte. L’adolescenza è quel momento in cui il ragazzo può sperimentare il mondo esterno e capire chi è. Questo, ovviamente, avverrà con prove ed errori, capendo a volte cosa piace e a volte cosa no; vivendo situazioni più conosciute, altre più trasgressive. Ma per fare tutto questo in modo evolutivo, serve una famiglia dalla quale tornare, servono persone presenti, ferme, che non scappano, che ci sono davvero e che sono pronte ad accogliere la paura, la vergogna, l’eccitazione, la tristezza e tutto quello che può riportare da fuori il ragazzo.

Gli adulti devono imparare a “stare” senza intervenire troppo presto, ad esserci senza giudizio, a consigliare senza influenzare. È un ruolo davvero difficile, perché l’adulto sa già come va a finire, l’ha già vissuta quella fase, conosce bene i pericoli e le conseguenze.

Ma ricordiamoci che questo è un banco di prova anche per loro: scoprire se l’educazione e quello che hanno insegnato abbia fruttato, abbia reso il ragazzo responsabile e in grado di affrontare l’adolescenza senza troppe conseguenze. È per questo che gli adulti sono così spaventati da questa fase, perché a quel punto è difficile rimediare, è complicato porre rimedio. Vedono i figli uscire di casa e sanno che sono in grado di fare qualsiasi cosa, bella o brutta, ma la faranno? Questa è la domanda che li attanaglia, che li spinge al controllo, alla punizione, o al lassismo più estremo.


Tornando a noi quindi, il processo di individuazione supporta il processo di svincolo, cioè il momento in cui il figlio, nel mentre crea questa individualità e mette le proprie basi per l’adulto che sarà, dovrà lasciare la famiglia, la casa, e creare la propria vita.

Noi terapeuti sappiamo bene che andare a vivere dall’altra parte del mondo a 19 anni, non vuol dire aver effettuato lo svincolo. Perché lo svincolo non è solo uscire di casa, lo svincolo è un processo emotivo, intenso, evolutivo, in cui si conclude la creazione della persona come singolo individuo: “si tratta di una separazione fisica ed emotiva il cui successo dipende, in parte, dal grado di individuazione raggiunto fino a quel momento dal giovane e, dall’altra, dal livello di individuazione degli altri membri della famiglia rispetto a lui” (Terapia individuale sistemica con giovani adulti in fase di svincolo - Iolanda D’Ascenzo – Ecologia della Mente, vol. 43 n.2 luglio-dicembre).


Vivere in Australia, ma avere la necessità di sentire la famiglia tutti i giorni, più volte al giorno, fare delle videochiamate ogni sera durante la cena, impedendosi di cenare con qualsiasi altra persona per molti anni; no, non è svincolo!


Lavorare e guadagnare abbastanza ma rimanere a casa dei propri genitori per anni perché qualcun altro pulisce la camera, lava i panni, stira, lava il bagno, sistema tutto; no, non è svincolo!


Se vivi da solo ma ogni volta che tua madre e tuo padre litigano, ti chiamano e tu cerchi di risolvere la situazione; no, non è svincolo!


Se, nonostante tu abbia partner e figli e viva con la tua famiglia, per qualsiasi scelta hai bisogno dell’approvazione di tuo padre; no, non è svincolo!


Se stai andando a vivere con la tua compagna, ma hai paura della reazione di tuo nonno perché la casa che avete scelto non è quella nella palazzina di famiglia; no, non è svincolo!


Se ti piacerebbe andare a fare l’università fuori sede, ma i tuoi genitori ti convincono che a casa staresti più comodo perché non dovresti pensare a cucinare, a sistemare, a fare la spesa; no, non è svincolo!


Se i tuoi genitori hanno le chiavi di casa ed entrano senza chiedere a te e alla tua compagna, con la scusa di volervi aiutare con i nipotini; no, non è svincolo!


Se senti un forte senso di colpa quando cerchi di cambiare dinamiche familiari e tua madre mette il muso; no, non è svincolo!

 

 

Il concetto di separazione dalla famiglia è stato spiegato molto bene da Boszomenyi-Nagy citato da Cancrini: «Lo svincolo (o la separazione) necessita di un chiaro movimento di sconnessione da parte di un membro e implicitamente da parte di tutti gli altri. Come processo emozionale, la separazione è l’espressione di una fase cruciale dello sviluppo di tutta la famiglia […]. La separazione di un membro non solo può danneggiare le relazioni dirette di chi se ne va con tutti gli altri, ma mette in moto una catena di reazioni di cambiamenti relazionali compensatori tra gli altri membri del sistema familiare. Il risultato di questi nuovi arrangiamenti dipende dalla maturità della famiglia nel suo insieme, oltre che dalla maturità dei diversi membri della famiglia […]. La separazione è un processo complicato e richiede, per il suo successo completo, che siano state raggiunte le mete dell’educazione dei figli e dell’individuazione. Solo se ci sono state relazioni strette, di fiducia e reciprocità con i membri della famiglia, e se queste relazioni sono state interiorizzate, il figlio sarà capace di tagliare i legami familiari e sostituirli con legami extra familiari. La separazione è spesso preceduta da un cambiamento nelle relazioni intrafamiliari dei figli…».

È in questa fase che possono manifestarsi sintomi psicotici, nevrotici, di un disturbo affettivo, disturbi psicosomatici, problemi sessuali e problemi nelle relazioni di coppia e anche sintomi legati a un disturbo di personalità. Nella prospettiva sistemica è, quindi, possibile collegare i sintomi con il contesto di appartenenza e la storia della persona che li manifesta, in una visione diacronica e sincronica della relazione e, pertanto, considerare il sintomo come emergenza soggettiva che mantiene un rapporto con un difetto di individuazione di tutto il sistema. (Terapia individuale sistemica con giovani adulti in fase di svincolo - Iolanda D’Ascenzo – Ecologia della Mente, vol. 43 n.2 luglio-dicembre)

 

Ho preso l’articolo della Dott.ssa D’Ascenzo per rendere al meglio il concetto di svincolo, ma voglio concludere con il concetto secondo cui nel momento in cui non viene effettuato uno svincolo completo e sano, difficilmente la coppia si formerà in modo stabile. Perché non staremo parlando di due individualità che si incontrano, ma di due pezzi di famiglia che non si sono ancora staccati e che vagano per il mondo adulto.


Questo porta a grandi problematiche di coppia, sia coniugale che genitoriale, con un’alta possibilità di sviluppo di problemi nella generazione di figli.



 
 
 

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